Il nuovo conformismo

ottobre 15, 2015

Furedi

Frank Furedi, Il nuovo conformismo. Troppa psicologia nella vita quotidiana, Milano: Feltrinelli

Frank Furedi, in un’opera interessante e documentata, traccia le linee distintive della  visione terapeutica, che oggi sembra caratterizzare la nostra cultura. L’interesse, in tutti i campi, per l’aspetto emotivo dell’individuo comporta la diffusione di un linguaggio e di un sistema di significati – la cultura terapeutica, appunto -, che vogliono coglierne gli aspetti problematici. Ma questa visione porta con se anche l’immagine di un soggetto in sé fragile e debole, costretto a ricorrere alle procedure terapeutiche.

Alla base dell’interesse per il sé ci sono ansia e preoccupazione, più che una visione
positiva di realizzazione del potenziale umano.

Furedi non critica la terapia come pratica clinica tra il paziente ed il medico, ma la terapia quale cultura, cioè come modo di pensare che influisce sulla percezione dei fatti.Tra i rischi della nuova cultura è la cristallizzazione del soggetto nella sua individualità, ma anche – paradossalmente quasi – l’apertura della individualità
all’azione di altre istituzioni.
Una lettura che trasmette la fiducia nelle potenzialità del soggetto nell’affrontare le difficoltà e nel costruirsi la propria vita.

Il reference librarian secondo Ranganathan

settembre 25, 2015

Nel trovare per ogni lettore precisamente il suo documento il reference librarian dovrebbe prender parte con il lettore al suo viaggio nei documenti. Il suo ruolo non è quello dell’insegnante o dell’istruttore. Niente di tutto ciò. Non sarà neanche quello di un consigliere. E’ davvero presuntuoso, da parte del reference librarian, chiamarsi in una di queste maniere. Sottrae anche dignità al lettore. […] Il reference librarian è solo un compagno del lettore nel suo viaggio nei documenti. Forse, è un compagno più pratico, per esperienza, delle strade maestre e delle scorciatoie nel mondo dei documenti.

Da: S.R. Ranganathan, Reference service, 2nd ed.. London: Asia Publishing House, 1961, trad. it. di D. Maltese e A. Petrucciani, in Bollettino AIB, 32(1992), n. 4.

Tra amici

settembre 3, 2015

Amos Oz, Oz_TraAmiciTra amici, Milano: Feltrinelli

Diverse storie si intrecciano – si sfiorano, potremmo dire – nel kibbutz descritto da Amos Oz. Le vite dei personaggi sono scandite dai tempi e dalle regole della comunità. Le vicende sono semplici nella loro quotidianità. La scrittura efficace ed essenziale di Oz rende gradevole la lettura.

Micropolitica

agosto 11, 2015

La nostra è l’era della “micropolitica”, in politica ha adottato il linguaggio depoliticizzato della tecnocrazia e della managerialità. […] Le scelte politche non nascono quasi mai da una visione del mondo, ma dall’individuazione delle migliori soluzioni pratiche.

F. Furedi, Il nuovo conformismo. Troppa psicologia nella vita quotidiana. Milano: Feltrinelli, 2008 (pag. 70)

Cittadinanza e diritti

maggio 4, 2015

In democrazia il cittadino gode di quel che ha perché gli spetta e non perché gli è dato: il titolare di diritti per definizione non dipende, ma esige.

S. Natoli, Stare al mondo. Milano: Feltrinelli

Due segnalazioni “iperboree”: Stefánsson e Hergel

agosto 25, 2014

Stefansson Jón Kalman Stefánsson, Paradiso e inferno, Milano: Iperborea

La storia di una amicizia, in una Islanda dove la natura offre, nel bene e nel male, i suoi punti di riferimento meravigliosi e terribili. Il mare, le montagne, le valli nel mezzo ed i villaggi dove si intrecciano storie, lungo il filo rosso di un libro che deve essere restituito. Scrittura essenziale, ma di grande efficacia.

Veramente un gran bel romanzo.

 

 

Hergel Olav Hergel, L’immigrato, Milano: Iperborea

A metà strada, forse, tra romanzo ed inchiesta (e proprio questo è uno degli elementi a mio avviso di maggiore suggestione), con una piccola tensione propria del giallo, il libro racconta i problemi dell’immigrazione nella Danimarca contemporanea. Non mancano considerazioni sui media, la politica, il giornalismo.

Una lettura molto piacevole.

Passeggeri mimetizzati del vagone di coda

agosto 13, 2014

Il Papa sulla necessità di tenere unite globalizzazione e localizzazione:

Le due cose unite [globalizzazione e localizzazione] impediscono di cadere in uno di questi due estremi: l’uno, che i cittadini vivano in un universalismo astratto e globalizzante, passeggeri mimetizzati del vagone di coda, che ammirano i fuochi artificiali del mondo, che è di altri, con la bocca aperta e applausi programmati; l’altro, che diventino un museo folkloristico di eremiti localisti, condannati a ripetere sempre  le stesse cose, incapaci di lasciarsi interpellare da ciò che è diverso e di apprezzare la bellezza che Dio diffonde fuori dai loro confini. (Evangelii gaudium, 234)

La responsabilità sociale delle biblioteche

giugno 24, 2014

Partendo dalla puntualizzazione dei concetti di impatto sociale e responsabilità sociale delle biblioteche, Ridi definisce il concetto di biblioteca 2.0, la quale, nel suo significato proprio, non è “niente di particolarmente rivoluzionario”.

Rivoluzionario è invece il senso “ideologico” delle biblioteche 2.0 (laddove l’aggettivo non ha connotazione positiva): di quelle biblioteche cioè che “abdicano” alla loro funzione di intermediazione documentaria per dedicarsi ad altri servizi, pur gradevoli all’utenza ed utili, ma che non appartegono al loro specifico.

Le osservazioni di Ridi mi ricordano anche alcune perplessità che ho avuto nel leggere recenti discussioni sulla funzione formativa delle biblioteche nei confronti dell’utenza. Perché se è giusto sottolineare tale funzione, occorre anche esplicitare quali rapporti in tale ambito la biblioteca possa e debba tenere con altri soggetti (es. la scuola, l’università, ecc.).

L’articolo di Ridi “La responsabilità sociale delle biblioteche: una connessione a doppio taglio” (in Biblioteche Oggi, aprile 2014) è in PDF qui.

Impermanenza

aprile 8, 2014

Commentando il concetto buddista di “impermanenza”, lo psichiatra Howard C. Cutler scrive:

Accettare il cambiamento può consentirci di ridurre in larga misura le sofferenze autoindotte. E’ per esempio assai frequente che ci procuriamo le nostre pene da soli rifiutandoci di rinunciare al passato. Se l’immagine di sé viene definita in base al modo in cui il soggetto appariva un tempo o in base a ciò che riusciva a fare un tempo e non riesce più a fare, quasi sicuramente il passare degli anni non sarà fonte di maggior felicità.

In: Dalai Lama, L’arte della felicità (con Howard C. Cutler), Milano: Mondadori, 2014 (p. 136).

Il bordo vertiginoso delle cose

febbraio 28, 2014

Carofiglio Finito da poco di leggere “Il bordo vertiginoso delle cose”. Carofiglio ha una rara piacevolezza di scrittura. Il romanzo (non poliziesco) è ben raccontato, senza sbavature. Il ritorno di uno scrittore nella sua natia Bari è occasione per ripercorrere tappe ed incontri di una vita. Qualcosa lega il presente al passato, e permette di non perdersi nell’opacità del ricordo.


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